COVID19, di emergenza in emergenza, ora basta: otto proposte per rafforzare la sanità, in attesa di una vera riforma

  • 23 Dicembre 2020
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COVID19, DI EMERGENZA IN EMERGENZA, ORA BASTA: OTTO PROPOSTE PER RAFFORZARE LA SANITÀ, IN ATTESA DI UNA VERA RIFORMA

FRANCESCO ESPOSITO, FISMU: “IL VERO RISPETTO PER I TROPPI MEDICI MORTI PER COVID, E PER EVITARE ALTRE TRAGEDIE, PASSA PER INTERVENTI CONCRETI, LA DEMAGOGIA E LA RETORICA SONO CONTROPRODUCENTI.
IN ATTESA DI UNA VERA RIFORMA, SERVONO ORA: SICUREZZA, ASSUNZIONI, NUOVA ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO”.

APPELLO AL MINISTRO DELLA SALUTE, ROBERTO SPERANZA, AI PRESIDENTI DELLE REGIONI, ALLA FNOMCEO E A TUTTI I SINDACATI

22 dicembre – Con le feste natalizie e le diverse misure di quarantena attive in tutte le Regioni, non si può rimanere però di nuovo con le mani nelle mani, passando da emergenza a emergenza. Servono interventi concreti ora, con urgenza. Questo il messaggio di Federazione Italiana Sindacale Medici Uniti-Fismu rivolto al ministro Roberto Speranza e ai presidente delle Regioni, ma anche l’appello alla Fnomceo e a tutti i sindacati affinché si mettano da parte polemiche, contrapposizioni, demagogia, per una seria iniziativa comune dei medici italiani.
Francesco Esposito, segretario nazionale di Fismu: “Il nostro dovere nei confronti di tutti i colleghi che lavorano ogni giorno è quello di fare proposte serie, il vero rispetto per tutti i medici morti per covid ma anche per evitare altre ulteriori tragedie nei prossimi giorni, passa per interventi concreti. La conta dei ‘caduti’, la demagogia e la retorica, come arma di scontro sindacale oltre ad essere macabra, è controproducente. Nessuno di noi può parlare a nome loro, solo le loro famiglie. Il dovere dei sindacati (grandi e piccoli) è quello di fare un fronte ampio con la Fnomceo per chiedere, in attesa di una vera riforma: sicurezza, assunzioni e una nuova organizzazione del lavoro. I medici negli ambulatori, nelle corsie, nelle ambulanze, nei pronto soccorso, vogliono risposte serie non grida manzoniane. Se non ci saranno, si vada alla sciopero di tutta la categoria, non alla pantomima di una protesta”.

Fismu, con un gruppo di lavoro coordinato da Filippo de Nicolellis e recependo le osservazioni di diversi dirigenti nazionale e regionali del sindacato (Maurizio Andreoli, Vincenzo Morante, Franca Mirandola, Cosimo Trovato, Anna Lampugnani, Massimo Calisi, Ernesto La Vecchia, Emanuele Cosentino, Antonio Luciano) ha quindi prodotto un documento di proposte: “È fondamentale riprendere l’iniziativa nei confronti del virus – spiegano i dirigenti Fismu – cambiando, realisticamente, l’attuale situazione organizzativa sanitaria, soprattutto nella prima linea, non solo nelle strutture ospedaliere. È infatti impensabile nel breve termine fare una rivoluzione delle cure primarie e del territorio, e neppure è sensato continuare a perseguire solo i titoli dei giornali (vedi la distrazione di massa, e conseguente sterile guerra santa, sui tamponi dai medici di famiglia) ma è POSSIBILE fare alcuni urgenti e concreti interventi per rendere più sicuro ed efficace questo snodo fondamentale della sanità pubblica nella battaglia contro l’epidemia”.

“Non si può andare da lockdown a lockdown – aggiungono i dirigenti Fismu – e farsi trovare sempre impreparati: disarmati all’arrivo di una terza ondata, subito dopo le feste natalizie o nel periodo febbraio-marzo. Queste settimane possono non essere quindi solo di contenimento dell’epidemia di Coronavirus, ma potrebbero essere usate dallo Stato per prepararsi e mettere in campo tutte le risorse possibili in tempi brevi. Se queste proposte di buon senso e in parte a costo zero venissero accettate, i medici avrebbero più tempo per la clinica. Inoltre potrebbero fare una azione di educazione della popolazione su come evitare il contagio, con efficacia maggiore degli stessi mass media o in stretta sinergia: l’esperienza del mondo del lavoro ha dimostrato bene che con i comportamenti adeguati i focolai aziendali sono quasi sempre limitati numericamente e nel tempo (cioè non c’è diffusione in azienda se si rispettano i protocolli)”.

“I medici del territorio (ai quali si devono estendere/prevedere tutte le coperture e tutele Inail per il Covid19) – concludono – non potrebbero assistere passivamente ad una inerzia della Parte Pubblica, e se dovessero ritrovarsi alla fine di questa quarantena nella stessa situazione di prima, esposti ad attacchi mediatici e all’imposizione di nuovi compiti senza essere stati messi nelle condizioni ottimali per svolgere i propri, non avrebbero altra scelta che passare ad azioni di protesta (non agitazioni fine a se stesse) e andare allo sciopero”

LE PROPOSTE

CABINA DI REGIA: la cabina di regia di tutte le azioni di emergenza deve essere nazionale. Lasciando in mano alle regioni l’applicazione di questi interventi avremmo discrepanze, ritardi, contraddizioni, litigiosità. Un esempio su tutti: il sistema di emergenza sanitaria 118 va strutturato definitivamente a livello nazionale lasciando solo una minima parte applicativa alle regioni, la minore possibile.
AUMENTO STRUTTURALE DEL PERSONALE: servono medici con contratto a tempo indeterminato, per completare tutte le zone carenti di Assistenza Primaria, Continuità Assistenziale e Emergenza Territoriale attualmente esistenti in Italia.. E’evidente, inoltre, che per assicurare la copertura dell’organico in tempi brevi si può e si deve ricorrere, oltre a tutti quelli disponibili già in possesso dei titoli per tali concorsi, anche ai cosiddetti “camici grigi”, medici che pur non avendo i titoli ufficiali, già lavorano da molti anni e già assicurano la copertura di molti servizi medici. Fornire ai MMG personale di studio e infermiere ai gruppi (UCCP ed AFT) e anche ai singoli in condivisione (a rotazione ad esempio, tot. ore a medico).
RIAPERTURA DELL’AREA DELLA MEDICINA DEI SERVIZI: si utilizzino le graduatorie uniche per titoli regionali già esistenti ai fini della riapertura in tempi rapidi della Medicina Scolastica, e di sostegno ai Dipartimenti di Prevenzione e alla Medicina del Lavoro, e assicurare la presenza di almeno una USCA, in ogni Distretto Sanitario di Italia.
AFFIANCAMENTO DEI MEDICI GIÀ INSERITI NELLA MEDICINA DEL TERRITORIO: con bandi appositi, si può ipotizzare l’inserimento per 4 o 6 mesi di giovani medici in formazione al fianco dei medici titolari di Assistenza Primaria e di Continuità Assistenziale, con compiti di supporto alla ricettazione e alla ricezione delle chiamate e delle e-mail, se necessario, anche con l’implementazioni di personale e ulteriori linee telefoniche. Potrebbero essere di supporto anche al tracciamento e alla refertazione dei tamponi rapidi.
TELECONTROLLO E STRUMENTAZIONE CONNESSA: nell’ambito della fornitura della strumentazione implementerei la strumentazione per la Telemedicina, con priorità alla distribuzione ai medici di Assistenza Primaria e ai pazienti che ne necessitano, di strumenti adatti ad un semplice telecontrollo, magari in grado di rilevare pressione arteriosa e ossigenazione del sangue: tablets o smartphones, quando possibile, oppure semplici pulsimetri, che vanno forniti a milioni di famiglie italiane. In questo quadro si possono individuare “fasce orarie di contatto” per permettere al medico di famiglia di vedere e controllare a distanza i suoi pazienti, e se necessario, anche con l’implementazioni di personale ad hoc ed ulteriori linee telefoniche
TAMPONI RAPIDI: assumere, anche con contratti provvisori di 4/6 mesi, infermieri, OSS, e se necessario anche volontari formati, per la somministrazione in situazioni protette all’aperto dei tamponi rapidi per affiancare il personale già dedicato a questo compito, a maggior ragione nelle realtà in cui si dovesse procedere a screening di massa. Prevedere un filtro di sicurezza con l’obbligatorietà di effettuare il triage-covid ed un tampone rapido nei casi dubbi prima di accedere presso strutture asl per un visita.
TRASMISSIONE TELEMATICA DI TUTTE LE RICETTE, IMPEGNATIVE E REFERTI: un adeguamento fondamentale alle necessità di un Paese dove i movimenti delle persone e il loro accesso a Ospedali, ambulatori specialistici e studi medici deve essere drasticamente ridotto. Urgente implementare la ricetta elettronica direttamente nelle farmacie.
• RIDUZIONE CARICO BUROCRATICO: sospendere per 4/6 mesi la necessità dei Piani Terapeutici e delle Autorizzazioni a forniture di strisce reattive, cateteri, cibo aproteico, presidi etc.etc.etc, prolungandone per decreto la validità fino al 31 dicembre 2021 e abolendo immediatamente i Piani Terapeutici per farmaci in commercio in Italia da più di 5 anni.
AUMENTO ACCESSIBILITÀ DEGLI ANZIANI A RICETTE, IMPEGNATIVE E COMUNICAZIONI SANITARIE: ogni tipo di ricetta (anche ripetibili o “rosse”), modulo, referto o notizia deve poter essere inviato per via elettronica ai pazienti. Comuni e Protezione Civile devono essere obbligati a predisporre, con l’ausilio di volontari, giovani disoccupati assunti per 4/6 mesi, o titolari di Reddito di Cittadinanza, caselle di Posta Elettronica o altri modi di ricezione di quanto inviato dai Medici del Territorio, per assicurare contatti sicuri dei pazienti anziani con il loro medico, altri Servizi Sanitari e le farmacie. Consentire anche agli specialisti ambulatoriali di emettere le ricette dematerializzate in modo così che i pazienti non debbano ritornare dal mmg per la prescrizione, evitando così inutili ed inopportuni altri contatti. In attesa e in sinergia con il FSE, importante mettere in rete tutte le figure professionali territoriali (mmg – ca – pls – sa)