Emergenza Covid, il Pronto Soccorso di Taranto travolto dalla mancanza di personale e da problemi strutturali: a rischio le cure dei cittadini 

  • 3 Febbraio 2022
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Emergenza Covid, il Pronto Soccorso di Taranto travolto dalla mancanza di personale e da problemi strutturali: a rischio le cure dei cittadini 

Federazione Italiana Sindacale Medici Uniti-Fismu proclama lo stato di agitazione del personale medico del P.S., S.S. Annunziata dell’Asl di Taranto

 

2 febbraio – Il Piano aziendale di gestione dell’Accettazione ed Urgenza dell’Ospedale SS. Annunziata dell’Asl di Taranto – di fatto l’unico HUB della Provincia Ionica – presenta madornali ed inaccettabili condizioni di lavoro sia sul versante pandemico, sia per l’utenza che afferisce per tutte le altre patologie (“pulite”), Questa la denuncia di Raffaele Gaudio, responsabile nazionale della Federazione Italiana Sindacale Medici Uniti-Fismu (in FVM) per l’area del Pronto Soccorso, che ha annunciato la proclamazione dello stato di agitazione nella struttura ospedaliera tarantina con una comunicazione formale alle Istituzioni e ai responsabili sanitari.  

 

Nella lettera Gaudio descrive una situazione gravissima, come “una reale minaccia allo stato di salute dei pazienti e del personale, così esiguo e così largamente insufficiente, da lasciare sgomenti”. “Tante le criticità – spiega – ben oltre quelle comprensibili e connaturate a tutti i sistemi di Emergenza-Urgenza. Qui siamo di fronte alla totale irresponsabilità gestionale che deve coinvolgere e fare interrogare tutta la catena di comando aziendale”. Gaudio evidenzia come negli spazi del Pronto Soccorso ci sia “un vero e proprio ‘stivamento’ di cittadini tanto all’interno della stanza di attesa, così come in quella del post triage, dove i pazienti ‘barellati’ e non, di qualunque codice di criticità sostano ammassati (alla faccia del distanziamento previsto da normativa) prima di poter entrare nell’unica stanza di visita”. 

 

La shock room – aggiunge – dove i pochissimi medici ormai rimasti in servizio, operano con grande difficoltà ed in condizioni di estrema promiscuità (non vi è distinzione fra uomini e donne, casi urgenti e non, gente nuda o seminuda alla vista di altri pazienti, perché mancano i più semplici dei sistemi di protezione visiva (box visita e separatori)”.

 

“I cittadini – continua il dirigente nazionale Fismu – sono costretti ad aspettare fino a 30 ore prima di accedere alle valutazioni cliniche mediche ‘scaricate’ ai soli 2 medici in servizio notturno, di cui uno deve essere dedicato necessariamente al blocco di isolamento dove vengono sistemati i pazienti COVID positivi (o sospetti tali), e il secondo a dover gestire l’intera mole di pazienti della restante porzione (cosiddetta pulita) e a far fronte ai numerosi codici rossi e a tutti gli altri codici di minor gravità”. 

È del tutto evidente, per Gaudio, quanto sia grande il rischio per un solo medico gestire questa mole di lavoro, ma il dirigente Fismu sottolinea anche i problemi strutturali : “Un Pronto Soccorso da poco rinnovato che però manca degli spazi minimi per gestire le varie tipologie e codici di gravità, in un unico ambiente, privo di qualsiasi dispositivo di protezione individuale e senza discrimine di sesso o gravità clinica, si ammassano pazienti, a volte anche accompagnati da familiari (vedi minori e disabili) senza che si possa dare la giusta privacy e dignità a ciascuno. Per non parlare, poi, dei Reparti di degenza che non offrono neanche lontanamente i posti letto strettamente necessari per poter ricoverare i numerosi pazienti cronici riacutizzati che devono dopo le trenta ore di attesa restare altrettante ore in attesa di ricovero. Altra grande criticità è rappresentata poi dalla ‘Osservazione Breve’ che conta oltre dieci letti disponibili e che spesso però non è presidiata da un medico dedicato e che quindi viene assegnata sempre allo stesso medico in servizio in PS, che oltre a sobbarcarsi l’onere di tutti i pazienti presenti deve anche, al bisogno, correre in osservazione breve in caso di necessità”.

 

L’organico si è dimezzato in questi anni – conclude Gaudio – e sono evidenti anche problemi logistici e organizzativi, un miscela esplosiva che ricade sul lavoro dei professionisti impegnati in prima linea nei reparti di emergenza-urgenza (anche dal punto di vista delle conseguenze medico-legali, in queste condizioni è piu facile incorrere in errori ed aumentano le aggressioni dell’utenza contro il personale) e quindi sulla qualità dei servizi per i cittadini di Taranto e della zona Ionica che hanno problemi di salute. I Medici eseguono, soffrendo, il proprio lavoro, per amore dei pazienti, ma non intravedendo, ormai da troppo tempo, nessun spiraglio di miglioramento di una situazione ormai incancrenita e non più tollerabile, sono costretti a proclamare lo stato di agitazione”.