Sanità Lombardia, infermieri “supplenti” dei medici di famiglia? Per Fismu: l’Assessore Moratti improvvisa o è in malafede, inidonea al ruolo

  • 14 Giugno 2022
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SANITÀ LOMBARDIA, INFERMIERI “SUPPLENTI” DEI MEDICI DI FAMIGLIA? PER FISMU: L’ASSESSORE MORATTI IMPROVVISA O È IN MALAFEDE, INIDONEA AL RUOLO

 

FERMO NO DELLA FEDERAZIONE ITALIANA SINDACALE MEDICI UNITI ALLA PROPOSTA DELLA MORATTI SULLA CARENZA DI MEDICI

 

9 giugno – Anche dalla Federazione Italiana Sindacale Medici Uniti-Fismu arriva una ferma opposizione alla ventilata proposta dell’Assessore alla Salute, Letizia Moratti, di intervenire sulla carenza di medici di famiglia con una sperimentazione che prevede l’utilizzo a “supplenza” degli infermieri. 

Francesco Esposito, segretario nazionale Fismu, e Francesco Falsetti, segretario regionale Fismu Lombardia considerano questa proposta come l’ennesima “pericolosa boutade dell’assessore Moratti”, e aggiungono “che viste le continue esternazioni è evidente l’inidoneità al ruolo che ricopre” . 

“I medici e gli infermieri sono due professioni hanno un ruolo di grande importanza nell’organizzazione dei servizi sanitari – continuano – ma hanno compiti, formazione e responsabilità diverse rispetto alla presa in cura dei cittadini. Pensiamo sia pericoloso per i livelli essenziali di assistenza, continuare a demedicalizzare la sanità lombarda, come si sta facendo purtroppo gradualmente anche nel resto del Paese nell’emergenza-urgenza (118) e non solo”.  

“A un problema reale – concludono Esposito e Falsetti – alla carenza di medici la Regione Lombardia non risponde migliorando la programmazione nelle scuole di formazione, valorizzando e favorendo l’ingresso di giovani medici nel SSN, ma punta invece con una dose di improvvisazione e, forse con malafede, a una sperimentazione che prevede la ‘supplenza’ e l’utilizzo degli infermieri. Si rispetti il lavoro degli infermieri, si rispetti quello dei medici. Sindacati e Istituzioni ordinistiche non possono che fare fronte comune contro questa grottesca proposta che mette a rischio la qualità dell’assistenza per i cittadini”