LOMBARDIA, la programmazione 2023 della sanità regionale non aiuta la Medicina Territoriale e i Pronto Soccorso

  • 9 Gennaio 2023
  • 0
  • 798 Visite

La programmazione 2023 della Sanità lombarda non aiuta la Medicina Territoriale e i Pronto Soccorso 

 

Brescia, 5 gennaio 2023 – Il 28 dicembre scorso la Giunta Regionale della Lombardia, su proposta del nuovo Assessore al Welfare G. Bertolaso, ha approvato la delibera n.XI/7758 con gli indirizzi di programmazione socio-sanitari per il 2023 (406 pagine!?!). La stampa regionale ha riportato la conferenza di presentazione dell’Assessore.

In questa delibera c’è di tutto e di più tra cui alcune misure ritenute strategiche per tamponare, secondo l’Assessore, alcune delle maggiori “falle” della Sanità lombarda.

Peccato che gli obiettivi non siano, secondo UMI/FISMU, conformi alla normativa sanitaria vigente e le misure adottate non riusciranno a migliorare la medicina del territorio e tanto meno la situazione dei Pronto Soccorso. Sono ormai oltre trent’anni che la politica regionale procede nella demolizione del SSN in Lombardia. Come sempre la programmazione non è stata oggetto di confronto con i sindacati dei medici, ma sono il frutto dell’apparato politico/amministrativo che persegue i contenuti della recente legge di riforma (a suo tempo contestata) di cui in altre occasioni abbiamo denunciato la spinta autonomistica, a sua volta, in contrasto con la normativa sanitaria nazionale finalizzato all’ulteriore privatizzazione sia del settore ospedaliero sia della medicina territoriale. 

L’obiettivo è quello di ridimensionare la medicina pubblica ed insieme il ruolo dei medici pubblici, siano essi dipendenti ospedalieri o medici di medicina generale (MMG), essendo gli unici in grado di smascherare i disegni “demolitori” della Sanità Lombardia a danno dei cittadini ancora inconsapevoli.

Diciamo subito che i 180 milioni previsti sono una cifra ridicola che potrebbe essere congrua se destinata ad un solo degli obiettivi per esempio alla Medicina Generale.

Invece si continua con il sotto finanziamento: una miseria i 10 milioni per la Medicina Generale (speriamo non sia l’ennesimo regalo alle società cooperative visto che un rappresentante di queste e sindcalista si candida nelle lista di Fontana) che si somma alla miseria dei 12 milioni dell’AIR 2022 della MG per un totale di  22 milioni (che non sono neppure gli incentivi per la MG della Calabria). Allo stesso tempo si finanziano gli “ambulatori temporanei diffusi” che rappresentano l’ennesima proposta lombarda per “distruggere” la Medicina Generale eliminando la libertà di scelta/revoca del MMG da parte del cittadino che è uno dei cardini della legge istitutiva del SSN. In questi ambulatori opereranno medici nominati dalle ATS ai quali il cittadino senza medico dovrà rivolgersi obbligatoriamente senza diritto di scelta o di revoca pena restare senza medico.

Una decisione questa sulla quale ci saremmo aspettati un intervento di censura del Governo che però non c’è stato.

Allo stesso modo s’insiste sulle Case di ( della) Comunità dove il MMG non sarà il proprio medico, ma potrà essere un altro medico con il quale non intercorre il rapporto fiduciario medico-paziente.

Come UMI/FISMU riteniamo che entrambe queste proposte, ambulatori diffusi e Case di Comunità, siano inaccettabili. Non ci sono soluzioni ideali, ma avremmo preferito un aumento temporaneo dei massimali e un mantenimento in servizio dei MMG sin o a 72 anni mantenendo la libertà di scelta/revoca.

Stesse iniziative inaccettabili sono quelle proposte nel settore ospedaliero. Si toglie la possibilità di scelta del luogo di cura, anch’esso cardine del SSN, e il paziente, dopo i disagi dei letti in appoggio, deve subire il disagio dei letti in trasferta potendo essere ricoverato dove capita con enormi disagi per lo stesso e per i suoi familiari. e senza capacità diagnostiche. Una soluzione sarebbe quella di aumentare i posti letto, ormai da molti considerati troppo pochi, lasciando almeno quelli attivati per il   COVID-19 ( vedi a Brescia scala 4). In alternativa si può restare a casa assistiti dalle USCA con medici ed infermieri introvabili e senza mezzi diagnostici. Per gli infermieri di famiglia (che non ci sono) sono previsti 80 milioni (per i medici solo 10) garantiti da accordi sindacali (non per i medici). La proposta degli incentivi per i medici dei vari reparti per andare a lavorare in P.S. ha forti limiti:

 1) Ormai è persa la fiducia dei medici verso le istituzioni aziendali e regionali e pochi aderiranno alla proposta;

 2) Non è previsto un accordo sindacale garantista sugli aspetti organizzativi che sono lasciati alle decisioni, spesso abusive, dei Primari; 

3) Non tutti i medici hanno i titoli professionali per operare nei P.S. e non sono formati alle procedure, ecc; 

4) L’impegno nei P.S. sguarnisce i reparti già carenti di personale (per es. un turno notturno in P.S. di 12 ore fa perdere la presenza per due giorni in reparto).

Per le liste di attesa, infine, il principale problema resta sempre la carenza dei medici specialisti frutto della mancata volontà politica, compresi molti politici lombardi, di formare gli stessi nella logica dei tagli alla Sanità. A nostro avviso andrebbe fatta una verifica per pulire le liste dalle richieste doppie e triple per la stessa prestazione mancando la Regione di un unico centro di prenotazione (cosa giusta da fare, ma non di rapida realizzazione). In questo settore potrebbe essere di una qualche utilità il recupero dei medici specialisti pensionati di recente da retribuire a prestazione (non a ore) e supportare sul piano burocratico ed informatico. Per il coinvolgimento dei medici specialisti in servizio eviterei di coinvolgerli con orario aggiuntivo incentivato, ma punterei ad incrementare l’attività ambulatoriale in orario di servizio riducendo quelle non essenziali. Se fosse necessario avremmo preferito aumentare le prestazioni in orario piuttosto che le ore extraorario non riducendo riposi e ferie.

In ogni caso consiglierei i colleghi di non dare a queste iniziative regionali la disponibilità come è stato fatto per il COVID-19 visto come siamo stati trattati () eroi a parole, ma calci nel sedere nella realtà). Alcune proposte regionali sono dannose per i cittadini, ma anche per i medici e per l’intera categoria. Per questo ci dovremmo tutti opporre alla loro realizzazione.  

Cordiali saluti e auguri. 

 

 

Il Presidente UMI e Segretario regionale FISMU

Francesco Falsetti